lunedì 18 aprile 2016

La preparazione dell'atleta


Un atleta quando si allena, o quando si prepara per una competizione utilizza tutte le sue capacità: fisiche, tecniche, tattiche, mentali.

Nel momento stesso in cui è in campo e mette in atto uno schema specifico appena imparato, o quando reagisce di fronte ad un goal subito, o quando individua il modo migliore per passare la palla al suo compagno, sta usando tutte le sue risorse. Anche quando ha l'impressione di utilizzare solo i muscoli delle gambe per correre, in realtà mentre corre pensa, valuta, decide e "sente" qual'è la cosa migliore da provare in quel momento, secondo il bagaglio acquisito durante la preparazione.


Gli studi evidenziano che la performance di un atleta è data dall'insieme di questi fattori a cui il soggetto attinge quando ne ha bisogno. Più gli elementi fisici, tecnici, tattici e mentali vengono allenati insieme, più completa sarà la preparazione dell'atleta e più probabile la sua migliore performance.

venerdì 18 marzo 2016

Piccole personalità crescono...

Noi nasciamo puro istinto: se abbiamo fame urliamo come matti per fare in modo di ottenere il cibo che ci serve per la sopravvivenza, e se abbiamo sonno ci addormentiamo senza tanti sfronzoli, ovunque siamo…

Ma la vita ci insegna quasi subito che le cose sono molto più complesse di così, e vanno imparate. Insomma l’istinto non basta, abbiamo bisogno degli stimoli che ci motivino ad acquisire competenze sempre più specifiche, perché la nostra vita possa essere qualcosa di più della semplice sopravvivenza…

martedì 23 febbraio 2016

Ma lo stress è negativo o positivo?

Quando espongo la lezione sullo stress a scuola, parto sempre facendo una domanda ai miei studenti: “Secondo voi, lo stress è una cosa negativa o positiva?” Quasi tutti mi rispondono che lo stress è una cosa negativa, e coloro che si fanno vedere dubbiosi temo lo facciano più perché pensano che la mia sia una domanda trabocchetto che per convinzione…

Nella nostra cultura ci trasmettiamo socialmente l’idea che lo stress sia una cosa brutta, cattiva, che ci fa star male, che viene dall’esterno e su cui abbiamo un relativo controllo: arriva l’evento stressante e pesante, e noi cerchiamo di resistere più che possiamo…

Lo stress invece è semplicemente uno stimolo che ci offre l’ambiente, e come tale non è né negativo né positivo. Di questi stimoli, come ho accennato parlando di motivazione (vedi il “need for competence”) ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Sono le richieste dell’ambiente che ci mettono in moto quei meccanismi di risoluzione delle situazioni che ci fanno crescere e migliorare.

domenica 21 febbraio 2016

E' l'ottimismo che ti fa correre di più dopo una sconfitta

Matt Biondi
Alle Olimpiadi di Seul nel lontano 1988, dopo le prime due gare di nuoto del promettente atleta americano Matt Biondi, nessuno avrebbe puntato su di lui per le successive cinque gare. L’atleta di talento era stato selezionato e preparato con cura per ripetere ed eguagliare le prestazioni eccezionali di Mark Spitz alle Olimpiadi del 1972: vincere sette medaglie d’oro olimpiche in una stessa edizione. Ma Biondi, vuoi per la tensione, vuoi per le aspettative elevate, vuoi per i riflettori troppo luminosi puntati su di lui, ottenne un deludente terzo posto nella prima gara e perse malamente l’oro nella seconda, rilassandosi troppo nella fase finale, dimostrando così molta umanità.

Nessuno si risparmiò nel manifestare la propria delusione per le prestazioni di questa stella promettente del nuoto: i giornalisti si accanirono, gli americani disapprovarono, gli allenatori nascosero la delusione dentro il silenzio. Ma c’era un uomo tranquillo seduto sulla sua poltrona di casa, rilassato e assolutamente sicuro che Matt ce l’avrebbe fatta: avrebbe reagito al fallimento tirando fuori i suoi migliori risultati e vincendo le successive cinque gare d’oro olimpico.

domenica 31 gennaio 2016

La marcia che non ti aspetti


Che la motivazione faccia cambiar marcia è risaputo: gli obiettivi vengono raggiunti più velocemente e con maggiore qualità attraverso una spinta motivazionale anche dai più piccoli, a patto però di saper schiacciare i tasti giusti…
Come educatori siamo fortunati perché motivati più che altro si diventa, ragion per cui la motivazione si può insegnare. Ci vuole lavoro e molto impegno, in alcuni casi anche parecchia pazienza, ma il premio potrebbe essere di gran lunga superiore rispetto allo sforzo…

E’ un premio a vita tra le altre cose, perché una volta appresi i segreti della mente motivata, questi si espandono a tutte le aree della nostra vita: lì dove sentiamo di voler raggiungere un obiettivo ecco che parte la quarta marcia della motivazione a farci capire come fare…da piccoli, da adulti, nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni, nello sport….non importa quale sia l’obiettivo: la motivazione sa solo che noi lo vogliamo raggiungere e lei si mette in moto con tutti i giri che ha a disposizione per farcelo ottenere…

domenica 24 gennaio 2016

A proposito di Motiva-Azione!!!


Che cos’è che fa sì che un atleta pratichi uno sport? Anzi, che lo pratichi con costanza e determinazione, che venga in campo sotto la pioggia e il freddo, o sotto il sole che gli cuoce il cervello, anzi di più, che non riesca a stare lontano dal campo nemmeno infortunato, o arrabbiato, o deluso?

Indubbiamente la motivazione risulta fondamentale, unita ad un altro importante elemento che è il divertimento, ma in realtà che cos’è la motivazione e come si può allenare? Ebbene sì, l’ho proprio detto: la motivazione si può insegnare, sviluppare, allenare, proprio come si fa con le capacità tecniche e fisiche…ma andiamo per ordine.

sabato 1 agosto 2015

La medaglia che abbatte i pregiudizi

Bill May e Christina Jones

Bill era un bambino in cerca del “suo sport”: quello che ti emoziona, che ti fa piangere di gioia, a volte di rabbia ma che non molleresti per nessuna ragione. E dopo aver provato con la ginnastica, scoprì il nuoto sincronizzato praticato dalla sorella, e fu amore a prima vista.

Nel suo paese, gli Stati Uniti, ha vinto 14 titoli nazionali e per vivere, insieme alla sua partner si è inventato uno show con cui si esibiscono da più di 10 anni, continuando comunque a partecipare alle gare. Bill sapeva che aveva fatto tutto quello che poteva fare, perché a livello internazionale il sincro misto non è mai stata una specialità inserita nel programma.

Ma, a sorpresa, lo scorso novembre la FINA decide di cambiare rotta e introduce, nella disciplina del nuoto sincronizzato fin’ora riservato solo alle donne, la specialità del duo misto ai Campionati del Mondo di Kazan, in Russia. E la faccenda fa subito molto discutere. Lo stesso Ministro dello Sport russo, Vitali Mutko, ha commentato così la novità del sincro misto decisa dalla federazione internazionale di nuoto: “E’ una cosa stupida e sbagliata. Non c’è mai stato nulla di simile nella storia delle discipline acquatiche. A mio parere, il nuoto sincronizzato è uno sport per sole donne”.

Bill non si è lasciato sfuggire l’occasione di abbattere finalmente le barriere maschiliste che ancora oggi sono presenti tra gli atleti, e le società, e le autorità, ma per fortuna sempre meno grandi di fronte alla bellezza della precisione tecnica e all’espressione artistica di altissimo livello.

Giorgio Minisini e Manila Flamini
Bill May, insieme alla sua partner Christina Jones, ha vinto la prima medaglia d’oro della specialità,  quella che ancora non esisteva, proprio davanti ai padroni di casa russi e ad un’Italia ancora con la bocca aperta dalla sorpresa… Sì perché Giorgio Minisini, 19 anni, al suo esordio mondiale si è trovato tra le mani, prima con la compagna Manila Flamini nel programma tecnico, poi con Mariangela Perrupato nel programma libero, due medaglie di bronzo belle da far paura…


Giovane, ancora con poca esperienza ma grandissima disciplina e amore per questo sport, Giorgio si allena nel sincro da quando aveva sei anni e la sua forza, la sua potenza, la sua espressione artistica così bene allenate hanno trovato il loro culmine nel primo mondiale del sincro misto della storia, anno 2015. Medaglie dal valore storico e morale inestimabili…

Micaela Deguidi

E SE IL TUO SOLITO AVVERSARIO DIVENTASSE IL TUO MIGLIOR COMPAGNO DI SQUADRA? In questi giorni si disputa, in Svizzera, la Laver C...